lunedì 30 aprile 2018

FAR EAST FILM FESTIVAL 20 HIGHLIGHTS: 1987, WHEN THE DAY COMES - GONJIAM HAUNTED ASYLUM


Risultati immagini per 1987 when the day comes1987: WHEN THE DAY COMES

1987, uno studente di Seul tenuto in custodia dalle forze dell'ordine viene dichiarato morto di arresto cardiaco durante un interrogatorio. Di lì a poco emergono preoccupanti retroscena: segni di tortura sul corpo del ragazzo rinvenuti durante l'autopsia suscitano l'indignazione del procuratore Choi Hwan (Ha Jung-woo); coriaceo, brusco, integerrimo (e alcolizzato), pronto a tutto pur di sfruttare questo appiglio al fine di riversare l'esaurimento dell'opinione pubblica - stremata dal regime reazionario vigente - sulle istituzioni, per far vacillare i ruoli dei propri superiori corrotti.
A mettere i bastoni fra le ruote al collega, c'è il direttore dell'Ufficio Investigativo Anticomunismo Park Cheo-woo (un Kim Yoon-seok in gran spolvero), tirannico burocrate deciso ad insabbiare le prove circa l'abuso di potere dei propri subordinati sullo studente.
Completa il trittico di protagonisti Yeon-hee (Kim Tae-ri), una studentessa universitaria coinvolta involontariamente nella rivolta popolare, in cerca della propria strada nella vita.

E così il film si dipana tra più livelli di narrazione che si intrecciano (quasi senza soluzione di continuità), dando forma ad un mosaico di prospettive convergenti. Veniamo abituati a seguire tre storie in costante sovrapposizione, legate dal leitmotiv storico dominante. Ciò che prevale fin dai primi minuti è l'enfasi posta alla drammaticità, che travalica qualsivoglia discorso politico, ponendo come modello ideale l'immaginario blockbuster in cui i toni drammatici superano prepotentemente la cronaca documentaristica degli eventi. Il regista punta il focus sulle relazioni tra comprimari e protagonisti, sull'impatto della rivoluzione imminente sulle loro vite, e ancora, dirige l'obbiettivo sulla lotta di classe, sull'abuso di potere da parte delle autorità e sulla controversa discriminazione sociale.
1987: when the day comes fa della propria facciata apparentemente politica un pretesto per inscenare il dramma, con riuscitissimo impiego di star internazionali in ruoli delicati, propone il thriller spioneristico per antonomasia senza scivolare mai in banali cliché del genere.

Risultati immagini per gonjiam haunted asylumGONJIAM: HAUNTED ASYLUM

Un piccolo gruppo di ragazzi viene ingaggiato da un'emittente web per riprendersi durante la notte all'interno del manicomio abbandonato di Gonjiam. A fronte della lauta ricompensa promessa, i protagonisti si ritroveranno inizialmente a simulare aggressioni da parte di entità sovrannaturali, salvo in un secondo momento ritrovarsi costretti a riconoscere il pericolo incombente.

Riprendendo come modello gli stilemi found footage dei conclamati capisaldi del genere horror mockumentary, Gonjiam: Haunted Asylum si pone come una curiosa caricatura del filone; slacciando a più riprese l'atmosfera da film dell'orrore da una forte vena ironica. Laddove il film di Beom-sik  Jeong si presenta come un ricalco parodistico che richiama uno dopo l'altro tutti gli stereotipi del genere, dall'altra non lesina dal cercare a più riprese (talvolta attraverso qualche forzatura)  un incursione nel territorio del demenziale, macchiettizzando personaggi e situazioni, ricamando caricature e, allo stesso tempo, tentando delle sortite sul fronte del pop trash.
Ripetuti stacchi di montaggio dividono le sequenze come veri e propri atti, quasi frammentando il film stesso, scandagliando tutti i passaggi convenzionali del canovaccio narrativo tipico nel falso documentario. Altra scelta registica abusata è il frequente utilizzo di primissimi piani sui volti dei protagonisti durante le scorribande nel sanatorio, enfatizzando la prospettiva degli stessi, limitata dal buio persistente che li circonda. Questi espedienti volti alla creazione della peculiare atmosfera ansiogena richiamano tutti i debiti dell'autore nei confronti dei sopr'accennati precursori, dagli ESP dei Vicious Bros., alla saga Rec diretta da Jaume Balaguero, passando per i Paranormal Activity, fino al celeberrimo The Blair Witch Project del '99.
In Gonjiam: Haunted Asylum l'horror precipita nella comicità irridente, il risultato di questo curioso incrocio è quantomeno singolare, e la natura ibrida stessa dell'horror firmato Beom-sik Jeong si fa garante di disorientamento e sorpresa. Non mancano sottili stilettate al mondo social e all'ambiguità dei sistemi di comunicazione moderni.

giovedì 1 marzo 2018

YORGOS LANTHIMOS - THE LOBSTER -

Risultati immagini per the lobsterINTRODUZIONE ALLA TRAMA

In una realtà alternativa (o in un futuro non poi così lontano) leggi ferree impongono la vita di coppia agli abitanti della Città. I single vengono arrestati e obbligati a soggiornare in un struttura (l'Hotel) dove dovranno trovarsi un partner idoneo entro quarantacinque giorni. Se alla scadenza di tale periodo "l'ospite" fallisce nella missione viene trasformato in un animale a scelta.
David (Colin Farrell) è stato appena tradito e abbandonato dalla moglie e come da protocollo viene subito deportato all'Hotel. Quando al questionario di check-in gli viene chiesto in quale animale preferirebbe essere commutato in caso di insuccesso egli risponde "l'aragosta".

TRATTAZIONE

The Lobster è il primo film in lingua inglese (peraltro non girato in Grecia) di Yorgos Lanthimos. A tal proposito il regista spiega: "Gli ultimi tre film li ho scritti con Efthymis Filippou e alla fine di ogni progetto iniziamo a discutere di cosa ci piacerebbe fare dopo. Parliamo di tutto, situazioni, piccole storie, e cominciamo a costruire la vicenda da lì. In questo caso ci siamo concentrati sulle relazioni umane, come le altre volte in realtà, ma stavolta in una declinazione romantica. La scelta di girare in inglese è mia. Dopo tre film in Grecia ho sentito il bisogno di ampliare i miei orizzonti e mi sono trasferito in Inghilterra con lo scopo di girare un film là. Tra l'altro questa era la storia perfetta, perché non necessitava di essere ambientata in un paese specifico e potevo scegliere qualsiasi attore volessi senza pormi il problema della nazionalità".

Risultati immagini per the lobsterLe location, scelte in Irlanda: Sneem, Dublino, la Contea di Kerry. Il cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, John C. Reilly, Lea Seydoux, Ben Whishaw tra le star hollywoodiane, affiancate dai "feticci" del regista, le attrici Angeliki Papoulia e Ariane Labed, e diversi non professionisti con (e su) cui il regista si è sempre dichiarato ben disposto a lavorare. Questo melting pot internazionale (e interrazziale) implicò una discreta frenesia nell'operato tutto, complici scadenze e termini contrattuali, fu una delle incidenze che spinse per la scelta di girare le scene in ordine cronologico, aldilà delle ugualmente congruenti idee del film-maker, che aggiunge: "La differenza principale è che stavolta siamo stati in grado di pagare tutti. Abbiamo avuto grande libertà creativa e abbiamo realizzato il film che volevamo fare. Sono fortunato a lavorare con dei produttori che mi supportano. La differenza è stata che abbiamo cambiato paese, quindi abbiamo usato lo stesso approccio in un contesto diverso, con regole e caratteristiche diverse".

Risultati immagini per the lobsterUn cambiamento non da poco. Traducibile - superficialmente o no fate voi - in un'espatriata accattivante, un'occasione per il regista e per il grande pubblico di scoprire/farsi scoprire e viceversa. Annoverare grandi nomi cresciuti in una realtà periferica e successivamente evolutosi o involutosi in un contesto d'ampio respiro - talvolta mettendovi radici, talvolta no - sarebbe poca cosa, molto più interessante il caso di Yorgos Lanthimos, un regista che si era già messo in luce negli anni passati (Un Certain Regard a Cannes per Kynodontas nel 2009, una candidatura per il Leone d'oro ad Alps nel 2011 e nella stessa edizione la vincita del premio per la miglior sceneggiatura) e che ora si affaccia prominentemente dalla finestra sull'altro continente. Prova superata? E' presto detto: coerentemente alle proprie parole, la dislocazione geografica non ha snaturato la sostanza concettuale nell'immaginario di Lanthimos, né la sua espressione scenica. Cambia il contenente ma non il contenuto: la prima marcata ed evidente alterazione nel cinema del greco riscontrabile in The Lobster è nell'inserzione sonora, o meglio, musicale. Nei tre precedenti lungometraggi il commento musicale era pressoché estirpato, diegetiche le uniche melodie presenti, pure poche (ricordo la chitarra suonata dal figlio maggiore in Kynodontas, o la musica classica riprodotta dallo stereo nei primi cinque minuti di Alps), nei primi minuti di The Lobster viene presto presentata un'armonia richiamata e ripetuta poi frequentemente lungo il resto del film, questa volta sì extradiegetica, archi e violini sottolineano con gravità alcuni dei passaggi cruciali del narrato. Altra innovazione considerevole: vi sono preziosismi registici. Questa volta Lanthimos si prende il gusto di esprimere appieno tutta la propria perizia tecnica in termini di spettacolarità, nascosta nei precedenti lavori dalla geniale scelta di auto annullare la regia, di soffocare totalmente la presenza di un corpo che riprende il campo visivo illudendo lo spettatore di seguire invisibile gli eventi in prima persona. In questo ultimo film la sensazione del "per mezzo di, allora noi vediamo" è quasi palpabile, il comparto visivo caratteristicamente iperrealista, un calibrato montaggio alternato scandisce la routine quotidiana di David nell'Hotel, la mdp c'è e di rado corre, perfino, Lanthimos si permette qualche breve sequenza in ralenti.

Risultati immagini per the lobsterRiprendo; come constatato cambia formalmente l'approccio tecnico: una notevole e lampante rivoluzione audio (e) visiva. Il nocciolo a differenza del guscio no: Lanthimos procede imperterrito la sua indagine sulle (anti)convenzioni confacenti il binomio uomo - società, si potrebbe riassumere asserendo che il film sia una dissertazione sociale-antropologica imbastita sul trono dell'allegoria.
D'altronde il regista greco non è nuovo a slanci surrealisti (seppur strettamente ancorati ad una simbologia figurativa, tant'è prevalentemente allusa) e qui non da meno, imposta una trama con annesso sottotesto pseudo allegorico congiunto, non soggiacente però: da subito si rivela la trama essere designata alla frammentazione, invero sono le metafore a riversarsi nella/sulla scena dando corpo ad un apologo distopico assiduamente sospeso tra il lirismo e lo humour triviale, in aritmetico equilibrio.

Risultati immagini per the lobsterE' presente un'ulteriore novità: per la prima volta in un soggetto curato dal regista greco il protagonista è in possesso di un antroponimo. Si chiama David, e come accennato poc'anzi nel riepilogo della sinossi è appena stato lasciato dalla moglie dopo una relazione durata dodici anni, pertanto costretto alla permanenza in una struttura riabilitativa allo scopo di accoppiarsi nuovamente. Giunto all'Hotel a David vengono perentoriamente presentate le regole del percorso di reintegrazione: poco più di un mese di tempo per trovare un partner, frattanto verrà impegnato in una serie di passatempi (che variano dalla caccia - ad altri uomini fallaci trasformati in animali, piuttosto che ai ribelli - al tiro al bersaglio, alla compilazione di altri questionari e via dicendo), oltre alla rigida imposizione di misure antitetiche che vanno dalle taglie delle scarpe (letteralmente inconcepibile che un paziente indossi mezze misure), all'orientamento sessuale (nel modulo il paziente è obbligato a selezionare una singola opzione fra etero e omosessuale), alla non scelta del vestiario (tutti i maschi indossano lo stesso capo d'abbigliamento, e così anche per le femmine), alla selezione del compagno (che deve presentare analoghe caratteristiche fisiche, per cui uno zoppo o un cieco non debbono accoppiarsi con un individuo sano), e persino in vita animale (ogni paziente mutato potrà unirsi soltanto ad uno della stessa specie). Di fatto non sono bene accette le "mezze misure" nel mondo di The Lobster, tanto meno all'interno dell'albergo-clinica. Questo dispotismo comandato come esito conduce le persone incarcerate in uno stato atarassico tra l'impotenza, la penitenza e una mite paura cieca mediante la repressione dell'individualità.

Risultati immagini per the lobsterIl dominio totalitarista esercitato dagli enti detentori dell'autorità nel film è finalizzato al controllo assoluto sulla vita privata dei popolani, controllo concentrato in primo luogo sui rapporti interpersonali nelle coppie. L'unione dei singoli deve essere meccanica, codificata nel rispetto delle norme contemplate e metodicamente programmata: ordita secondo un sincronismo schematico, un algoritmo di chirurgica efficace precisione. Il pragmatismo è il verbo scelto dalle vigenti istituzioni, semplificare e ridurre il margine d'errore, per assunto: minimizzare il limite di fallibilità umano.
Come ogni regime dittatoriale che si rispetti, la minaccia di una punizione esemplare basta a rattrappire e rendere inermi i pochi refrattari alla sottomissione, i single ribelli vengono intimiditi con la violenza inizialmente, e se fautori dei peggiori reati trasformati anzitempo in animali.
La soppressione violenta catalizza oltremodo l'autorità dei governanti. Nella mitologia greca la metempsicosi uomo-animale è considerata un processo punitivo comune, operato dagli dei; nel microcosmo delineato da Lanthimos s'incarica un manipolo oligarchico di uomini - una sorta di stato autocrate invisibile e onnipresente - ad assolvere alla funzione regolando e condannando i propri simili e deificando il potere corrente.

Risultati immagini per the lobsterArrivato alla scadenza del tempo massimo di soggiorno nella struttura in vesti umane, David cede, e per disperazione si unisce a una donna crudele avvicinandola simulandone la personalità. La finzione ha breve durata, un mattino David trova il cadavere del fratello (in passato trasmutato in cane dal personale dell'Hotel) assassinato durante la notte dalla donna. Il diverbio che segue - con successiva reazione collerica del protagonista - costringe l'uomo ad una determinata azione estremamente sovversiva: abbandonare l'Hotel e fuggire nella boscaglia circostante.

David nel Bosco entra in contatto con una seconda organizzazione, i Solitari, un gruppo di ribelli che si antepone per principi alla società costituita, vietando categoricamente ai propri membri l'accoppiamento (comminando ciò nonostante pene altrettanto severe). Paradossalmente è in questo contesto che David incontra la sua partner ideale, una donna per di più affetta da miopia esattamente come lui e pertanto perfettamente corrispondente (voice over narrante fino a questo punto, che si rivela quindi diegetica). L'ambiente in cui il protagonista sembrava aver trovato rifugio diventa repentinamente ostile.
David e la donna miope si amano di nascosto dialogando per gesti e codici, fingendosi una coppia nell'unico momento in cui sono tenuti ad esserlo, ovvero sotto copertura nel corso di brevi incursioni nella Città (terza location nel film di Lanthimos, ove la comunità si attiene ai principi omonimi in vigore all'Hotel/purgatorio) per racimolare rifornimenti.
Città e Hotel ad un certo punto sono soggette ad incursioni sempre più ardite da parte dei Solitari. Sebbene la "resistenza" non tenti direttamente di ribaltare il governo, non lesina dall'istigarlo (sfidando) sarcasticamente - nel corso di sempre meno sporadici raid urbani - i cittadini soggiogati, rivelandone sguaiatamente l'ipocrisia, l'insensata costrizione del gioco di cui sono preda.

Immagine correlataIn mezzo a questo spartiacque fra single e coniugati che inesorabilmente spinge verso il culmine di una guerriglia, resta David, vittima di un rimpallo coatto tra due ordini che adoperano attraverso l'attinente precettistica una rigida coercizione sugli "adepti", a dimostrazione estrema che la dissonanza tra le due forme di società non computa una diversità sostanziale aldilà dei fini, mentre l'archetipo formale alla base è il medesimo, così come i mezzi impiegati per perseguire negli scopi.
Seguiamo il viaggio travagliato del protagonista fino ad una tavola calda, seduto difronte alla sua nuova compagna - a cui nel frattempo il leader della setta ribelle ha tolto la vista, castigo conseguente all'infatuazione proibita - sembra risoluto quando si dice preparato ad appianare la nuova distanza che li divide dall'omologazione simmetrica, accecandosi.

Con ragguardevole nitore figurale specifico del surrealismo Lanthimos vaglia l'ipocrisia del rapporto di coppia, del singolo, dell'incidenza di aspettative e pressioni esterne su di essi, dell'opinione pubblica. Cita e parafrasa Orwell, ritrae l'abiezione della relazione interpersonale sentimentale. Ineccepibile.
Premio della giuria al Festival di Cannes.

venerdì 2 febbraio 2018

SION SONO - COLD FISH -


Risultati immagini per cold fish poster
INTRODUZIONE ALLA TRAMA

Nobuyuki Shamoto (Mitsuru Fukikoshi), proprietario di un piccolo negozio di pesci, vive con la moglie (Megumi Kagurazaka) e la figlia (Hikari Kajiwara) una turbolenta vita famigliare, non riuscendo a levigare le frizioni tra le due donne che spesso sfociano in violenti litigi. Un giorno la figlia Mitsuko viene sorpresa intenta a taccheggiare un negozio. Il signor Murara (Denden), influente magnate della zona nonché imprenditore concorrente di Nobuyuki, la scagiona. In cambio Mitsuko lavorerà per lui nel suo punto vendita e Murara potrà fare maggior conoscenza di Shamoto e moglie. Grazie ad un approccio cordiale e affabile, l'uomo riuscirà ad ingraziarsi Nobuyuki, convincendolo a diventare socio in affari. Ben presto tuttavia Murara abbandonerà le sue apparenze garbate, rivelandosi un crudele manipolatore psicopatico ed intrappolando Shamoto e la sua famiglia in un vorticoso inesorabile gioco al massacro.

TRATTAZIONE

Risultati immagini per cold fishIspirato da una macabra vicenda di cronaca nera degli anni '80 (una coppia di killer seriali, Gen Sekine e la moglie Hiroko Kazama, avvelenò, smembrò e bruciò i corpi di almeno quattro persone a Saitama, Giappone) Sion Sono elabora Cold Fish, granguignolesco rapporto delle vicende in uno scenario differente (i due assassini di Saitama gestivano un allevamento canino, i protagonisti del film di Sono negozi ittici).
Coerentemente alla propria poetica cinematografica manifestata nei precedenti lavori Sion Sono non si limita a riportare una cronistoria degli eventi, amalgama all'interno della narrazione (thriller-drama) i tipici macroelementi onnipresenti nel suo cinema: vi è la distruzione d'una famiglia in stato precario (scardinata dall'avvento e/o dal contatto con una minaccia estranea), la pressante satira sociale (il reazionario capitalismo: si pensi alla metafora ittica, il pesce grande divora il pesce piccolo, Murara con una multinazionale alle spalle - l'Amazon Gold - monopolizza il suo prodotto, Shamoto ha un piccolo negozio di acquariofilia a gestione familiare) e l'immancabile frecciata all'istituzione ecclesiastica (i manufatti religiosi, le statuette votive utilizzate e celebrate pigramente da Murara nella sua cascina-macelleria sperduta a mo' di svogliata celebrazione liturgica delle sue vittime, manufatti che Shamoto non esiterà a brandire con noncuranza come arma d'occasione) seppur meno marcata in questo Cold Fish rispetto al precedente provocatorio dello scorso Love Exposure.

Risultati immagini per cold fish filmIl "pesce freddo" (come suggerisce una scritta in sovrimpressione: "insensibile come un pesce") che dà il nome al titolo internazionale del film non è altri che il protagonista Shamoto, padre anaffettivo, represso e apatico, inerme alla vita ed in costante balia delle situazioni in cui si trova, incapace di prendere il timone persino della propria, irrispettosamente maltrattato dalla sua famiglia che non riconosce in lui alcuna autorità. Shamoto da padre diventa 'figlio', figlio putativo del carismatico e spietato Murara, che - seppur primariamente attraverso l'intimidazione e la minaccia - lo prende sotto la sua ala istruendolo alla truculenta arte del "rendere-invisibili-le persone". Questa subordinazione attiva una metastatizzazione nell'io di Shamoto che quasi inavvertitamente diviene discepolo del suo persecutore, ma ancor più; grazie alla traumatizzante esperienza riesce finalmente a sovvertire il proprio portamento rassegnato e rammollito, rivelando la brutalità soffocata sotto una composta facciata.
Al culmine di questo raggelante percorso didattico segue l'eliminazione del "mentore" Murara, più o meno inconsciamente interprete del ruolo paternale, per un padre che diviene realmente tale solo attraverso un ultimo rituale: il parricidio. Il parricidio è il meccanismo che innesca la palingenesi psicologica nel protagonista di Cold Fish, rinnovamento conseguente allo scarto del "vecchio" al termine della maturazione del "nuovo" (argomento che il regista invertirà nel successivo Himizu, dove saranno i genitori a volersi liberare dei figli). Shamoto potrà quindi fare ritorno a casa con le nozioni necessarie per reinstaurarsi come figura patriarcale autoritaria e feroce al centro del nucleo famigliare, ammonendo moglie e figlia: "la vita è dolore", e solo chi è disposto a soffrire può permettersi di vivere.

martedì 16 gennaio 2018

2017 AL CINEMA - il meglio uscito nelle sale italiane dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017 -


Prima di presentare la scaletta, alcune doverose precisazioni:
- i commenti sui film sottoelencati non hanno un'ordinazione per "valore" del prodotto, data la mia incapacità di stilare una classifica, sono pertanto riportati un po' alla rinfusa;
- sono presenti esclusivamente commenti su film usciti nelle sale italiane entro le date di cui sopra, ad eccezione di alcuni titoli che non ho avuto modo di reperire e quindi visionare (tra cui Happy End di Michael Haneke, The Square di Ruben Ostlund o L'Insulto di Kamel El Basha ...), di cui eventualmente ne parlerò in seguito se se ne presenteranno le condizioni;
- Alcuni film non facenti parte del suddetto elenco (Detroit, La Vendetta di un Uomo Tranquillo, Insospettabili Sospetti, Life, Civiltà Perduta ...) mi hanno creato una profonda indecisione riguardo la loro presenza o meno, non tanto circa un'ipotetica valenza effettiva di tali, quanto più per un mio ancora dubbioso sentore;
- ho cercato di essere il più didascalico possibile nel sintetizzare sinossi e giudizio riguardo i film in questione, mancando inevitabilmente di esaustività, pertanto - nel caso ne abbia già parlato nei mesi scorsi (o ne scrivessi in futuro) - vi rimando ai link dei medesimi articoli.

BLACK BUTTERFLY - di Brian Goodman

Risultati immagini per black butterfly filmArrivato il 13 luglio nelle nostre sale, Black Butterfly di Brian Goodman non ci resta a lungo, a fronte di incassi irrisori viene presto ritirato. Visionato senza grosse aspettative ma in buonafede, ho trovato godibile il thriller di Goodman che annovera nel cast un Antonio Banderas rinato dalle ceneri e il sempre buon Jonathan Rhys-Meyers.
Paul è uno ex scrittore alcolizzato e solitario, vive in una cascina in mezzo alle montagne che spera di vendere presto. Una mattina mentre fà colazione alla tavola calda locale, incontra Jack, un giovane vagabondo dal passato misterioso che lo salva da un improbabile rissa con uno dei clienti. Per riconoscenza Paul gli offre alloggio per la notte, ma il mattino dopo Jack punta i piedi o lo convince a farlo restare, in cambio ristrutturerà l'abitazione.
Durante la coabitazione i due inizieranno a conoscersi approfonditamente a vicenda, Jack si interesserà morbosamente al lavoro di Paul, incitandolo (sempre con più vigore) a riprendere a scrivere. Il rapporto tra i due diventerà repentinamente molto personale, fino a sfociare in una delirante partita a scacchi tra vittima e aguzzino (un po' alla Misery), per arrivare infine al twist decisivo che ribalterà definitivamente ogni prospettiva.


PERSONAL SHOPPER - di Olivier Assayas

Risultati immagini per personal shopper filmChe Assayas sia uno dei migliori cineasti francesi in circolazione non lo scopriamo certo oggi.
Con questo film, l'autore di Demonlover e Sils Maria sonda il terreno dell'esoterismo per manipolarlo e incastonarlo in una storia neo gotica, la cui protagonista Maureen - una sontuosa Kristen Stewart - si ritrova alle prese con una scalata verso il contatto. L'inarrivabile connessione empatica con subalterni e amici e la mutante (alienante) comunicazione moderna fà si che la ragazza rimesti con i suoi fantasmi.
In parallelo alla ghost story accennata si sviluppa la storia personale di Maureen, una donna (di professione personal shopper) non solo figurativamente sola, ma concretamente. Assayas per quasi tutto il film ci mostra Maureen dialogare con gli altri personaggi, rigorosamente attraverso il tramite (le lunghe telefonate con Kyra, la sua datrice di lavoro per cui compra capi d'abbigliamento, le conversazioni con il fidanzato su skype, i messaggi al misterioso sconosciuto-fantasma su messanger, le sedute grazie alle quali comunica con Lewis, il fratello defunto) restando materialmente, organicamente sola nell'inquadratura, e contemporaneamente circondata da "presenze".
Olivier Assayas realizza nel 2017 un film predominantemente astratto: volge lo sguardo all'immateriale, all'oltre, e lo fà decorando la messinscena con una fotografia fredda e geometrica, una regia impeccabile, meritevolmente premiata dalla giuria di Cannes.


SEVEN SISTERS - Tommy Wirkola

Risultati immagini per seven sisters filmNel film di Tommy Wirkola veniamo catapultati in un futuro cacotopico, il mondo è in piena emergenza, le risorse stanno finendo e i governi devono prendere delle misure drastiche per invertire la rotta. Viene istituita una fantomatica legge che impone alle famiglie di procreare un solo figlio, chi viene scoperto in possesso di una prole che non rispetta la legislazione vigente ne viene privato e i secondogeniti vengono addormentati in un centenario sonno criogenico.
Terrence Settman (Willem Dafoe) è un nonno che si ritrova a nascondere le sue sette nipoti dall'emergente normativa, dà a ciascuna di loro un nome per ogni giorno della settimana, e ciascuna di loro può uscire di casa solamente nell'omonimo giorno. Passano gli anni. Un giorno "Lunedì" scompare senza lasciar traccia, le sorelle saranno costrette ad esporsi per cercarla, facendo così saltare la copertura.
Wirkola dirige un action-thriller fresco, dal ritmo sostenuto con costanti colpi di scena, che riesce a mantenere per due ore piene un intensità notevole. Film questo che fà della solida pluri interpretazione della Rapace (veste i panni di tutte le seven sisters) e dell'intrigante script curato da Max Botkin e Kerry Williamson i suoi principali punti di forza. Coraggiosamente, il regista si prende la responsabilità di gestire un plot che rivanga tematiche psicologiche articolate e complesse, come il riconoscimento del proprio io e della propria identità.
Il director sovente ricalca nel suo repertorio sprazzi del segmento futuristico-distopico del cinema di Verhoeven (Robocop...) e Scott (Blade Runner...) oltre a richiamare nel suo argomento una denuncia socio-politica di carpenteriana memoria.


LA RAGAZZA NELLA NEBBIA - Donato Carrisi

Risultati immagini per la ragazza nella nebbia filmPartendo dal presupposto che per chi scrive questo non è solo il miglior film prodotto in Italia quest anno, ma uno dei migliori degli ultimi trenta, e per quanto mi riguarda tale epitaffio basterebbe senza bisogno alcuno di aggiungere altro; mi affaccio a parlarne il più brevemente possibile giacché ne scrissi già in novembre (qui il link all'articolo dedicato: https://ilsestocinema.blogspot.it/2017/11/donato-carrisi-la-ragazza-nella-nebbia.html).
Che cos'è La Ragazza nella Nebbia. Innanzitutto è un ipotetico sperone che simboleggia una (altrettanto ipotetica) rinascita del cinema di genere italiano, nello specifico del cinema thriller-noir rinchiuso da anni ormai nel sottoscala, e liberato finalmente qui da Carrisi, che si dimostra un discreto regista alla prima incursione in una frontiera a lui nuova.
Riadattamento dell'omonimo romanzo dello scrittore pugliese che sembra steso appositamente per calzare a pennello nella sceneggiatura della sua trasposizione filmica, La Ragazza nella Nebbia è un giallo che non ha bisogno di chiedere permesso a nessuno; và e cresce con il passare dei minuti, travolgendo nella sua fluente e irreprensibile narrazione tutte le falle e gli errori tecnici remissibili ad un principiante, errori che diventano facilmente sorvolabili una volta che il racconto si dispiega, catalizzando irrimediabilmente l'attenzione dello spettatore su di un intreccio di sporadica fattura.
Non intendo fare parola del benchè minimo dettaglio circa la sinossi stessa del racconto, come avrete capito punto focale dell'intero costrutto, sarebbe come disarmare il film stesso.
Un'ultima menzione per quanto riguarda la prova del cast, sugli scudi un Toni Servillo calato precisamente nella parte, bene anche Boni e Borghi, un grandissimo Jean Renò che dimostra di non aver affatto perso lo smalto.


DUNKIRK - Christopher Nolan

Risultati immagini per dunkirk filmOrmai pienamente assorbito in quella che potremmo definire come la seconda parte di una carriera segnata da blockbusters di stampo post spielberghiano e pseudo sperimentazioni tra un genere e l'altro, C. Nolan arriva in sala col suo nuovo (e primo) war movie, incentrato sulle vicende concerni l'evacuazione degli Alleati da Dunkerque nel 1940.
Dopo una trilogia di cine comics (Batman Begins, Il Cavaliere Oscuro, Il Cavaliere Oscuro il ritorno), un thriller in mezzo (Inception) ed uno sci-fi (Interstellar), Nolan si mette all'opera per realizzare il suo film più ambizioso (si dice abbia impiegato 25 anni per studiarlo), un film sì volendo registrabile in una categoria, ma che al tempo stesso integra nel suo DNA le costanti del cinema del regista britannico. Nolan da sempre gioca con le linee temporali, sovrapponendole (come in quest ultimo episodio), ritorcendole (Memento), aggrovigliandole (The Prestige) o rievocandone le frequenze (come nel penultimo lavoro, Interstellar). Questa volta chiama in causa oltre ai flussi temporali lo spazio elementare (terra, acqua, aria) frazionando lo svolgimento all'interno del film in gruppi. Tre scene che si incastrano fra tempo e spazio, raccontando simultaneamente una settimana, un giorno e un'ora dei reduci, tra spiagge, mari e cieli.
Rassegnato già da tempo all'idea di rivedere un giorno il Nolan dei primi lavori, su tutti il buonissimo Memento, godo passivamente di questo ennesimo esercizio di talento, enorme ma, in un certo senso vano. Debitamente considerato già come uno dei migliori film-di-guerra di sempre, Dunkirk è un prodotto funzionante e funzionale, che rispecchia perfettamente il profilo industriale del suo creatore; che una volta ci illuse, tuttavia, d'essere anche un autore.


ELLE - Paul Verhoeven

Risultati immagini per elle filmMichèle (Isabelle Huppert) è il CEO di una grossa compagnia produttrice di materiale videoludico, aspra e fredda, con un ingombrante passato alle spalle che la rende odiata e discriminata dai suoi concittadini nonché dagli stessi dipendenti al suo servizio.
Una mattina viene assalita in casa da uno stupratore che ne abusa per poi lasciarla a terra dolorante. L'ego - e più in generale - la mentalità della donna, la spinge a non denunciare l'accaduto e a cercare autonomamente il responsabile della violenza. Da lì in avanti Michèle inizierà a sospettare di chiunque la circondi, dagli amici stretti, ai suoi impiegati, ai vicini; spronata dall'eccitante brivido di una paura che nasconde nientemeno che una libidinosa (im)pura curiosità.
Paul Verhoeven imbastisce una commedia nera che del dramma suggerito dal prologo ha poco o niente, riversando il freddo sarcasmo della protagonista in ogni sequenza, grazie alla centralità della stessa all'interno dell'ingranaggio, una Isabelle Huppert impegnata in un ruolo difficile collabora nel dare credibilità ad un personaggio al limite (quasi macchiettistico nelle sue controverse sfaccettature).
Il moto del film è lo svisceramento della psicoanalisi dei protagonisti, primariamente vittima e aggressore, la complicità del legame che si istituisce lentamente tra due poli comunemente ostili, attratti l'uno verso l'altro da un genuino istinto naturale.


SPLIT - Manoj Night Shyamalan


Risultati immagini per split filmManoj Night Shyamalan è noto per essere produttivamente discontinuo, a mezzi capolavori alterna con sconcertante costanza passi nel vuoto a cui seguono fragorose cadute (di stile e non). Sorprendentemente direi, per un autore che in carriera ha firmato film del calibro di "Il Sesto Senso" (da cui per assonanza prende il nome il blog :)), "Unbreakable", il buon anche-se-non-esente-da-imperfezioni "The Village", fino ad arrivare a questo Split, posizionato riconoscibilmente tra i punti più alti nelle montagne russe del regista.
Split è uno psico-thriller (definizione particolarmente in voga al momento, affibbiata contestualmente a film che introspettono sulla mentalità del/dei soggetti) che macina sul concetto di preda e predatore (la caccia è richiamata non solo figurativamente, è pure motivo centrale del gioco di parti che si cambiano e intercambiano contemporaneamente alle più personalità di Kevin Wendell Crumb) e sull'incidenza dei trascorsi sui profili dei protagonisti, il cosiddetto "bagaglio", unica ancora di salvataggio per un'ottima Anya Taylor-Joy dalla mente frazionata di un folle e mai così bravo James McAvoy.
Il Bruce Willis/David Dunn che dal bancone del bar commenta le gesta del pluri-psicopatico assassino McAvoy/Kevin Crumb spiana la strada ad un seguito diretto: prossimamente nuovo botto o fiasco di M. N. Shyamalan.


BLADE RUNNER 2049 - Denis Villeneuve

Risultati immagini per blade runner 2049
Non un anagramma, ma una ricombinazione di un intero universo sotto una luce prettamente diversa: questo è Blade Runner 2049 (2017) davanti al Blade Runner del 1982. Se nel vecchio film di Scott l'apertura al pensiero diegetico prendeva le forme di un dilemma anzitutto politico, sotto la lente di Denis Villeneuve (Polytechnique, Enemy, Sicario ...) il dramma politico assume le sembianze della tragedia esistenziale, arcuato il sintetismo quasi meccanico di Scott, il cineasta canadese riconduce i suoi protagonisti alla (ri)scoperta del proprio .
Il compassato andamento narrativo e la superba direzione della fotografia - curata da Roger Deakins - accompagnano lo spettatore lungo un viaggio di (ri)formazione, la catarsi di K, androide protagonista col volto di Ryan Gosling, investiga sulla sua presunta umanità originaria - dono nativo un tempo, non nel 2049 popolato dalle macchine, dove l'umanità diventa una conquista, un acquisizione -.
Un'altra riconferma per Denis Villeneuve, alle prese con la riesumazione di un cult del trentennio scorso; ma il regista del Québec non si limita a restaurare il mito degli anni '80, fà di meglio, introducendo una ragguardevole stratificazione psico-social-strutturale coinvolgente personaggi, luoghi, clima (in una società pullulante di androidi i distretti luccicano, vige l'ordine per le strade, e finalmente, ha smesso anche di piovere).


LA CURA DAL BENESSERE - Gore Verbinski

Risultati immagini per la cura dal benessereVerbinski ha ormai dimostrato di saper girare qualunque cosa gli passi per le mani: commedie melodrammatiche (Mouse Hunt, The Mexican, The Weather Man), action deliranti (la trilogia di Pirati dei Caraibi, The Lone Ranger), un buon film d'animazione (Rango), e un remake del j-horror Ringu di Hideo Nakata, riadattato nel suo The Ring.
Con il suo ultimo film, A Cure for Wellness, il regista opta per la decostruzione di due generi spesso a braccetto - il dittico thriller-horror - realizzando una fiaba gotica adattata al 21esimo secolo, ambientata in una clinica sperduta fra le Alpi svizzere, ove vengono messi in atto trattamenti poco ortodossi sugli aristocratici pazienti.
Il film di Verbinski si fregia di una lodevole collezione di immagini e un'oculata gestione nella gradazione dei colori (verde e bianco/marcio e sano), forgiando una cornice di altissima qualità all'intreccio edificato da Justin Hayhte. Thriller che ribatte spesso i propri giochi di riflessi (in innumerevoli inquadrature) su riflessi di comparabile e temibile veracità tra fiaba e realtà, il confine come ci spiega Verbinski, non è poi così spesso.
Scrissi approfonditamente riguardo La Cura dal Benessere in questo articolo: https://ilsestocinema.blogspot.it/2017/11/gore-verbinski-la-cura-dal-benessere.html


SONG TO SONG - Terrence Malick

Risultati immagini per song to songDue film negli anni '70, uno nel '90, e poi una serie di sei (capo)lavori negli anni 2000. Togliete The New World e Voyage of Time, vi ritroverete con quella che con grande acume Alessandro Baratti ha definito "la trilogia gnostica". The Tree of Life, To the Wonder, Knight of Cups.
Nel 2017 esce in sala Song to Song che si scosta dalla trilogia gnostica per un'imponente deviazione d'obbiettivo, il fulcro etereo delle tre opere precedenti viene qui rimpiazzato da un focus crucialmente terreno. I protagonisti (naturalmente altra volata di attori a cinque stelle, da Michael Fassbender a Rooney Mara, da Natalie Portman a Ryan Gosling) non dialogano più con entità metafisiche o divine, non adempiono ad ascensioni o trascendenze verso una forma di verticalità solenne/celestiale, ma restano saldamente ancorati alle loro radici umane. Ciò permette a Malick di inscenare ugualmente un teatro di figure in movimento, con criticità collegate alle relazioni tra esse stesse e il moto perpetuo di un esperienza ciclica, ineludibile ma allusa dal demiurgo Cook ai suoi succubi, prima Faye e poi Rhonda. il demiurgo diabolicamente regala alle sue marionette il crogiolo di un'esistenza tappezzata da simulacri, nascondendogli il Pneuma (la scintilla divina racchiusa in ogni mortale, fonte e senso di esistenza).
Esattamente nella ciclicità si evolve il dramma, senza gravosi culmini. Cosicché un film composto da raccordi - strettamente necessari per congiungere una situazione all'altra - racconta ancora la vita: ciclicità alternata dai raccordi. Bastano poche note per connettere melodicamente una canzone all'altra, "raccordi". Da canzone a canzone.


MOTHER! - Darren Aronofsky

Risultati immagini per mother filmE' presto detto: Mother! è due cose: la più lieta sorpresa di questo 2017 cinematografico, e quasi certamente una futura pietra miliare del cinema moderno.
Un paio di giri di lancette bastano a Darren Aronofsky per dispiegare un'opera stratificata che disamina una moltitudine mastodontica di tematiche, le quali si dipanano su più piani attraverso sottotesti e allegorie (bibliche, ecologiste, sentimentali), che analizzai (avverto: "a caldo") in questo breve articolo redatto basandomi sulla mia riflessione succedente la proiezione in sala, riflessione sedimentata (per un paio di giorni) e ricalcata successivamente su carta: https://ilsestocinema.blogspot.it/2017/10/darren-aronofsky-mother-mother-di.html
Avvalendosi della forza motrice caposaldo di tutti i suoi lavori - l'ossessione - Aronofsky declina il concetto di linearità tramica, punta la macchina da presa su di un multiverso polivalente ed eclettico, che si dirama approdando (e ricongiungendosi) - al prologo e all'epilogo - sul nodo cardine della storia: il Creatore, la Natura ed il loro tumultuoso rapporto di coppia.


ALIEN COVENANT - Ridley Scott

Risultati immagini per alien covenantI primi minuti dell'ultimo film di Scott da soli valgono l'intera saga Alien, probabilmente anche buona parte dell'ultima frazione della carriera del regista britannico se vogliamo; perchè Ridley Scott in quel breve prologo, in un rapido scambio di battute in una stanza bianca spoglia tra un androide e il suo creatore, riesce a condensare l'essenzialità dell'intera filosofia alla base di Blade Runner e Alien, i suoi due grandi capolavori. E poi, dopo questa breve introduzione all'avvento di Prometheus, eccoci sulla Covenant, nave di trasporto dei coloni diretta verso un pianeta in grado di ospitare le prossime discendenze dell'essere umano, che egoisticamente non ha assolutamente nessuna voglia di estinguersi per lasciare spazio all'evoluzione asserita da David (Michael Fassbender).
Impossibile pensare ad Alien Covenant ed al precedente Prometheus come due progetti scissi, quando entrambi sono l'unico vero prequel al quartetto originale della saga, un film solo in due tempi - due atti - il primo distribuito cinque anni fà nel 2012, il secondo arrivato da noi lo scorso 11 marzo.
Nel lasso di tempo che separa Prometheus da Covenant è cambiato quanto basta per spingere un altro (l'ennesimo) equipaggio a trovare dei pretesti validi per cercare fortuna in terra straniera, trovandoci puntualmente la morte. Si ripete ancora una volta come un mantra inflessibile il più o meno rigido schema dei precedenti capitoli: una volta rivelata la minaccia, il confronto con essa, la prova d'impotenza nei confronti di tale minaccia, il fallimento. Ad insinuarsi nell'inflessibilità di una struttura narrativa piuttosto standardizzata è lo sguardo cinico del regista, che in Alien Covenant sceglie di permeare ogni meandro del film di riflessioni sulla biodiversità e l'appartenenza (o la volontà di appartenenza) di un proprio conscio ed un proprio io. Queste introspezioni, che volutamente non specifico a chi o quali personaggi siano attribuite, da sole bastano ad aggiungere punti ad un comunque imprescindibilmente-da-ciò validissimo sci-fi horror.


CANE MANGIA CANE - Paul Schrader

Risultati immagini per cane mangia cane"Cane Mangia Cane è la storia di tre uomini appena usciti di prigione che devono riadattarsi alla vita di tutti i giorni. Troy (Nicolas Cage), la mente del gruppo, vorrebbe un esistenza semplice ma non riesce a liberarsi dal suo odio per la legge e a stare lontano dal crimine; Diesel (Christopher Matthew Cook), sul libro paga della mafia, ha perso ogni interesse per la sua casa di periferia e per sua moglie; Mad Dog (Willem Dafoe), il cane sciolto del trio, è un folle sanguinario.
Ai tre capita l'occasione per il crimine perfetto, un ultimo colpo che potrebbe sistemarli per il resto della vita. Ci riusciranno? Sicuramente nessuno di loro vuole tornare in prigione, costi quel che costi..."
- dal pressbook del film

Riadattamento del romanzo di Edward Bunker, Cane Mangia Cane è il nuovo thriller targato Paul Schrader. L'ex sceneggiatore di Taxi Driver e Toro Scatenato questa volta dirige una commedia cupa con protagonisti un terzetto di recidivi criminali, disadattati sociali, perversi e in possesso di una sofisticata e ruspante ironia. L'imprevedibile trio capitanato da Troy/Nicolas Cage si prende in mano la scena per una buona ora e mezza, grazie ad un ritmo serrato l'incedere degli eventi convoglia lo spettatore da una situazione all'altra senza flessioni o cali d'intensità, la regia freschissima di Schrader riesce a mantenere di pari passo qualità e continuità, in una rotazione di frangenti che vanno dal macabro al grottesco all'umoristico.


LOVELESS - Andrej Zvyagintsev

Risultati immagini per loveless filmBoris (Aleksej Rozin) e Zenja (Mar'jana Spivak) sono in procinto di divorziare, stanno cercando un acquirente per la casa ed entrambi hanno già i piani pronti per il futuro con i rispettivi nuovi compagni. L'unico intralcio è il figlio dodicenne Alesa (Matvey Novikov), che nessuno dei due vuole prendersi l'onere di accudire. Alesa è riconosciuto dai genitori come un errore, un ostacolo che non solo ostruisce la pratica formale, ma rappresenta anche una problematica responsabilità ed un pesante fardello per il futuro.
Un giorno Alesa, dopo aver spiato l'ennesima discussione fra i genitori, sceglie di scomparire per sempre dalle loro vite.
L'irremovibilità dei personaggi e il rapporto uomini/nazione (genitori/figlio - Russia/Ucraina) sono i due assi su cui l'autore ha sviluppato il proprio soggetto. Non mi protraggo nell'analizzare il secondo punto (super esplicitato pure da Zvyagintsev nella sequenza finale: la madre che corre a vuoto sul tapis roulant con una felpa con la scritta RUSSIA a caratteri cubitali, con il telegiornale in fuori campo che sottolinea le tensioni tra i due paesi). Soffermandomi sul primo ho inevitabilmente registrato l'assoluta staticità nelle posizioni dei protagonisti lungo tutta la durata: non ci sono evoluzioni, né nei rapporti interpersonali, né nelle singolari mentalità. Il tempo è fermo, la ricerca del figlio disperso vana in partenza.
Incisiva la fotografia nitida fredda di Michail Kricman.

lunedì 8 gennaio 2018

DARREN ARONOFSKY - THE FOUNTAIN -

Immagine correlataIl film inizia presentandoci due situazioni parallele: la vita della coppia Tomas e Isabel (Hugh Jackman - Rachel Weisz), e la ricerca atemporale della vita e della giovinezza eterna da parte dell'uomo lungo la storia. Nel film i due racconti vengono rapidamente unificati: Rachel, malata terminale di cancro, sta scrivendo un libro riguardo l'eterna ricerca di un albero della vita, la cui linfa guarirebbe tutte le malattie e annullerebbe il flusso del tempo sull'organismo. Il marito Tomas è un ricercatore impegnato nello sviluppo di una cura per il cancro al cervello, in primis per sanare l'afflizione della moglie. Leggendo gli scritti di Isabel Tomas viaggia nel tempo tornando al sedicesimo secolo, ai tempi dei conquistadores, inviati dalla regina del regno iberico allo scopo di rintracciare la fonte dell'immortalità per contrastare l'antagonismo di uno spietato cancelliere. Fugacemente vediamo ancora Tomas infiltrarsi in una congrega maya, e contemporaneamente vestire i panni di un monaco partecipe di un rituale volto all'ascendenza al medesimo oggetto di desiderio. In tal caso Xibalba, stella dei morti, offusca un cielo al di sopra dell'albero davanti al quale il monaco si prostra integerrimo e risoluto, in cerca di una risposta, una rivelazione trascendente che arriva infine.


Risultati immagini per the fountainLa scoperta della conoscenza/esperienza (al solito negli archetipi del racconto canonico da cui la scrittura del film si attiene) collide con l'annientamento. E' sempre una conoscenza di cui l'uomo non è e mai forse sarà pronto, a ribellarsi. Laddove l'uomo cerca la chiave della conoscenza nella natura, è essa stessa beffarda a rivoltarsi passivamente sull'incursore ingenuo, cancellando certezze che nascondono mere supposizioni, frustrando l'esploratore tracotante di preconcetti tipicamente umani, mai umile e sempre superbo, convinto.
E' il coraggio fomentato dalla curiosità a muovere l'uomo all'inseguimento di nuove brecce, di confini invalicabili o di miraggi, secondo passaggio del processo esplorativo: la presunzione dettata dall'ossessione. Da qui la ragione che ha portato il regista newyorkese a dirigere questo anti kolossal.

Risultati immagini per the fountainL'ossessione è il perno su cui ruota tutta la filmografia di Darren Aronofsky, da Pi Greco il Teorema del Delirio (Cohen ossessionato dalla risoluzione del quesito matematico) a Requiem for a Dream (la fisima per le droghe dei protagonisti) a The Wrestler (la fissa per il ring di Randy, unico luogo in cui si sente vivo), o Il Cigno Nero (l'irraggiungibile perfezione è l'assillo di Nina Sayers), o Madre! (il creatore e il soddisfacimento del suo popolo, la musa e la sua fuga dal "disegno" del creatore). L'incapacità per Tomas di accettare il destino già segnato della moglie è il motore della sua ossessione, la ricerca della vita oltre il limite naturale prende le voluminose pieghe del dilemma ancestrale condiviso con il monaco.

domenica 31 dicembre 2017

MICHAEL DUDOK DE WIT - LA TARTARUGA ROSSA -

Risultati immagini per la tartaruga rossaUn uomo naufraga su un'isola tropicale, passerà le giornate cercando d'abbandonare l'eremo sperduto. Il reiterato sforzo viene altrettante volte disfatto da una forza che agisce all'ombra del mare. Si rivelerà, sotto le spoglie di un'enorme tartaruga, questo messaggero della natura cambierà le prospettive del naufrago.

La Tortue Rouge è il primo lungometraggio di Kudok De Wit, nuova leva del celebre studio Ghibli. La sinergia con il gruppo di produttori nipponici risale a qualche anno prima, in seguito all'invito del cineasta Isao Takahata, rapito dal fascino del corto premio Oscar Father and Daughter, che non esita ad ingaggiare il regista olandese. Con la disponibilità finanziaria per lavorare al progetto dopo qualche anno De Witt completa il lungometraggio, distribuito successivamente anche nelle nostre sale durante la primavera 2017.

Nonostante il patrocinio del noto studio di Tokyo, il film di De Wit fin dai primi minuti si pone con preminenza a distanza dal canonico racconto di ghibliano stampo, illustrando le intuizioni dell'autore, anti convenzionali nel cinema d'animazione pop si, ma altresì distanti dalle fattezze delle opere di Miyazaki, Takahata o Suzuki. Partendo dall'estetica - il layout minimale, acquerello e carboncino, per tratti lineari ma marcati risalta immagini essenziali, non colme, "piene nei dettagli" tipiche dei film di sopracitati autori -, passando per la narrazione anch'essa essenziale, risalta puramente l'espressione dell'immagine, il significato casto delle gestualità e delle situazioni.
Volendo tentare una ricerca - forzata - di analogie tra il film di De Wit e le ultime produzioni dei membri di Studio Ghibli, l'unico interessante appiglio di un ipotetico (ma forse pure inutile) confronto sembra essere la penultima fatica di Hayao Miyazaki, che introduce attraverso dinamiche differenti se non quasi opposte lo stesso inderogabile tema: il rapporto dell'uomo con la natura e viceversa.

Risultati immagini per la tartaruga rossaPonyo e la tartaruga

Perché sono due storie che in primis sondano da due soggettive prospicienti gli analoghi elementi, se nel film di De Wit parrebbe l'uomo al cospetto di una natura enigmatica e fatale, è l'uomo il mistero del frutto della natura - Ponyo - o perfino della natura stessa - Gran Mammare - nel film di Miyazaki. E si riversano anche nel filosofico: il principio shintoista alla base dei due film, che li colloca nello stesso universo. In La Tortue Rouge quanto in Ponyo sulla Scogliera, la natura protagonista ha totale funzione disciplinatrice, evidente emblema del panteismo permeo in entrambi: la natura è parte di una figura divina che trascende le singolarità costituendo il tutto, ecco che se in Ponyo sulla Scogliera diventa tuttavia identificabile e riconducibile ad una entità, in La Tartaruga Rossa non c'è un solo punto di riferimento in questo senso, e la natura stessa appare sempre meravigliosa ma esterna, muta e cieca.
Altro tema condiviso: la metamorfosi. E' marginale la trasformazione fisica da pesce a bambina di Ponyo, piuttosto la sua crescita interiore, la scoperta del mondo dell'uomo e la prima affezione all'essere umano. La scoperta dei doni di una natura criptica - apparentemente austera se non crudele - da parte del naufrago, lo porterà a mettere da parte odio e rancore, accantonare la diatriba su di una natura maligna vontrierana e cercare di sfruttare al meglio le sue rare concessioni se non altro per sopravvivere, senza accorgersi che questa radicale mutazione comportamentale cambierà definitivamente anche la propria concezione esistenzialista. In entrambi i film di due protagonisti compiono dunque un'evoluzione attraversando un percorso formativo.

Risultati immagini per la tartaruga rossaConclusa questa breve e trascurabile digressione, ed evadendo da eventuali argomentazioni riguardanti possibili risvolti pro ambientalismo presenti nel film che potrebbero risultare oltremodo tediose, preferisco concentrare questo ultimo segmento della trattazione accennando gli altri due soggetti cardine da me individuati in La Tortue Rouge.
Nella prima frazione del film prevale l'esaltazione della solitudine del protagonista e la tematica della resistenza alla solitudine. Il naufrago, solo in mezzo al nulla, abituato alla ciclicità degli atti e alla circolarità del tempo, affronta i primi strascichi della sua condizione. Inizia a vedere altre persone sull'isola, a sentire suoni, a subire passivamente la visione di miraggi.
Prima di perdere completamente il senno, nel protagonista si desta un nuovo processo dettato anch'esso dall'impossibilità di confrontarsi con altri simili, alla costrizione ad un isolamento dal mondo. Inizia così la scoperta della propria interiorità, per carpirne l'essenza.
In questo viaggio non sarà solo, e grazie alla costruzione di un nucleo familiare per l'uomo si delineerà il viatico della sua terza progressione: la palingenesi. Ironicamente, la stessa insondabile natura dai due volti gli fornirà lo strumento fondamentale per il suo ultimo step.

venerdì 22 dicembre 2017

GEORGE CLOONEY - SUBURBICON -

Risultati immagini per suburbiconSuburbicon: fantomatica cittadina americana dalle due facce. Con la mendace placidità della sua comunità, che vede e sente solo quando necessario. Razzisti, antisemiti, xenofobi, raggruppati dietro miti spoglie, abitanti di un paese in cui vige il pregiudizio e l'omertà.
Tra questi vi è la famiglia Lodge, coinvolta nel controverso omicidio della moglie del patriarca, Gardner (il solito impacciato Matt Damon), cittadino modello (quasi immacolato, non fosse ebreo) in realtà artefice assieme alla cognata (Julianne Moore, al solito impeccabile) del piano volto ad intascare l'assicurazione sulla vita della compagna assassinata, per poi fuggire dal paese indisturbato.
Dall'altra parte dello steccato i vicini dei Lodge, una famiglia di colore da poco trasferitasi a Suburbicon, accolta dall'aggressiva intransigenza dei paesani.

Risultati immagini per suburbiconI due soggetti di partenza, legati apparentemente a doppio a filo, in realtà non trovano mai compimento. Al tentativo di Clooney di creare un dualismo che abbia come subalterni la discriminazione razziale e la corruzione societaria, si aggrega la scelta di inquadrare contemporaneamente una situazione domestica scabrosa; aggiungendo ancora più carne al fuoco, che col passare dei minuti si rivela sempre più fumo.
Il film si esaurisce banalmente, giungendo alla conclusione sviluppando due storie (distinte) solo in superficie - di cui la seconda, che si appoggia a sprazzi al troncone narrativo centrale, di rilevanza effimera - se considerata la contestualizzazione solo parziale degli eventi all'interno del microcosmo cittadino.
Risultati immagini per suburbicon meyersDiventano due diramazioni episodiche, di uno schema che non coglie in pieno la sostanza che suggerisce, concentrandosi su un versante, tracciando (anzi, suggerendo) l'altro superficialmente.
Il sempliciotto ricamo morale annesso alla sequenza finale, oltre ad essere disgiunto dal contesto narrato (risultando più una pacchiana deviazione) è la riprova dell'immaturità del regista, che a tutti i costi vuole metterci di tutto nel suo film, spandendo e sprecando, mischiando e contrapponendo sbrigativamente anti etica, razzismo e assoluzione morale.

Risultati immagini per suburbiconClooney, memore delle esperienze con cineasti del calibro di Alexander Payne (da cui riprende la satira sociale, volta a risaltare gli scomodi retroscena dei salotti aristocratici americani), Robert Rodriguez (da lì le sfumature pulp - e in alcuni segmenti addirittura splatter - di Suburbicon), e i Coen Brothers (nel tentativo spudorato di emularne l'ironia sofisticata, caposaldo dei movies della coppia di Minneapolis - su tutti l'ultimo Ave Cesare!, nel quale Clooney vestì i panni del protagonista - , da cui riprende anche lo script originale stilato nel 1986 da Ethan), dirige un film noir dai caratteri farseschi, piacione e vistoso. Apparentemente eccentrico ma fondamentalmente garante del lusso dell'attenzione pubblica (grazie anche alla faraonica campagna pubblicitaria), spinto ma mai eccessivo, non sbanda, non esce dalla carreggiata, caratteristico limite insito nel cinema americano contemporaneo.

E Suburbicon di George Clooney è un film smisuratamente limitato.